Il provvedimento, dunque, non impone un salario minimo (contrariamente a quanto talvolta rappresentato nel dibattito pubblico), né per tutti i lavoratori, né per i dipendenti degli appaltatori.
Tutela della retribuzione attraverso la codificazione normativa del «salario giusto» ancorato alla contrattazione collettiva delle organizzazioni comparativamente più rappresentative; incentivazione dell’occupazione stabile di giovani, donne e lavoratori del Mezzogiorno mediante esoneri contributivi; qualificazione del rapporto di lavoro subordinato svolto mediante iattaforme digitali e il contrasto al cosiddetto caporalato digitale
Il decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, varato dal Consiglio dei Ministri alla vigilia della Festa dei Lavoratori e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 99 del medesimo giorno, interviene su tre fronti del diritto del lavoro: la tutela della retribuzione attraverso la codificazione normativa del «salario giusto» ancorato alla contrattazione collettiva delle organizzazioni comparativamente più rappresentative; l’incentivazione
Il provvedimento, dunque, non impone un salario minimo (contrariamente a quanto talvolta rappresentato nel dibattito pubblico), né per tutti i lavoratori, né per i dipendenti degli appaltatori.
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